venerdì 25 gennaio 2013

Ombre cinesi



 

Quel che vedete è un pollo, uno dei tanti in gioco,vivo certo; trafitto da più dardi nel corso di una rinomata competizione invernale che si svolge a Jilin, in Cina, secondo una tradizione folkloristica sino-coreana.
Ancorati all’idea di una Cina immobile e burbanzosa, irretita nelle trame di una abiezione che troppi ormai gli hanno disegnato addosso come lettera scarlatta, vi sarete pur chiesti se in questo lembo d’Oriente qualcosa eppur si muove, anche per le bestie. A giudicare da ciò che qui si mostra non sembrerebbe proprio.
C’è da dire che una certa acrimonia sembra inevitabile nei rapporti fra gli uomini, come già il caro Hegel aveva argutamente mostrato servendosi delle figure del servo e del padrone: si tratterebbe di un prezzo che si paga per confrontarsi con la diversità, soprattutto quando questa si avvicina minacciosa. In genere basta un passo di troppo e si è già in un altro paese; ovviamente caotico, sporco, incivile, degenerato e pieno di loschi tipi. Eh già, l’erba del vicino…
Sopportare gli altri, e le loro visioni del mondo, non è certo una sciocchezza.
Millenni di agape cristiana hanno moltiplicato i pugnali; se girando l’angolo, come pare, ancora ci si scanna per l’idea di un Dio, infinitamente buono e giusto, che dileguatosi nella sua trascendenza nemmeno si sa più che forma abbia. E questo solo per non tacere delle cose sublimi.
Accondiscendere è moralmente riprovevole, ipocrita, vile e inumano. È la maniera con la quale certi uomini hanno il privilegio di guardare il mondo, come dallo spioncino di una porta. Se non interessa a noi direttamente, non c’è neppure ragione per darsi troppo da fare, specie se non ce ne viene niente in cambio. Se ancora, in taluni casi, la semplice indifferenza può esprimere un atto di protesta, l’epochè di fronte a ogni scelta morale verso atteggiamenti che esigerebbero risposte inaccettabili, l’accondiscendenza è la passiva, consapevole e indulgente accettazione del mondo come dato: è ciò che succede a quanti osservano inorriditi senza nulla tentare, scusandosi col dire che così va il mondo, anche se non vi pare.
Come spettatori che dal ciglio di una strada contano i feriti di un incidente, magari visibilmente preoccupati, roranti e persino roganti, diciamo sì a un mondo che tuttavia ci ripugna.
Più complicata è invece la questione sulla tolleranza, passando per ora sotto silenzio i suoi tanti paradossi: nonostante se ne parli, ormai con insistenza , dal 1685 – con la celeberrima Letter Concerning Tolleration di John Locke – essa non implica quasi mai un riconoscimento dell’altro proprio in ragione della sua diversità. Questa sembra la causa per cui un solo vegano è simpatico e persino trendy, ma una comunità di essi rappresenta un’autentica iattura.  Più che un modo tollerante è un modus tollens.
A dirla tutta la faccenda non sarebbe di poco conto.
Qui si mangiano le mucche e i maiali e non pare, mi scuso per gli omissis, che ai più tutto ciò suoni bizzarro o rivoltante. Altrove accade lo stesso per cani, gatti e qualche altra esotica creatura. Ma noi, ovviamente, che le idee le abbiamo chiare dai tempi di quel Francesco, nemmeno a pensarci: cinesi bastardi, spazzatura, bruciassero pure vivi. Anche questa purtroppo sembra una conseguenza inevitabile di certo pluralismo.
La differenza configura in questo caso una relazione smaccatamente asimmetrica. Si possono citare le parole di Gandhi, fastigio e vanto della bioetica animale contemporanea:
La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali.
Va da sé che anche questa è una di quelle corbellerie pronte a sventolarsi a mo’ di gonfalone nei numerosi scontri fra opposte contrade, come se noi fossimo davvero in grado di spiegare il significato dei termini coinvolti e persino di imporli proditoriamente in un dialogo fra culture diverse. Saremmo, forse, come diceva l’indimenticabile Feuerbach, anche quello che mangiamo?
“Noi, in nome di principi fondati su nulla – salvo che sulla nostra storia e sulla nostra pelle – e che possiamo condividere tra di noi, ci stiamo arrogando il diritto di governare l’intera vita del pianeta e di ridurla ad unum, con le buone o con le cattive e servendoci della buona ragione, ma anche della scusa che altri popoli, talvolta, sono feroci e barbari. Noi invece no. Noi, con la desertificazione di queste intere regioni della terra, con la distruzione di ogni loro condizione di vita (per cui non hanno scelta e se vogliono sopravvivere devono vivere come noi, assimilarsi al nostro modello), non siamo barbarici. Siamo la civiltà.[1]
L’etica non è un fucile caricato con una sola pallottola e non esiste un unico obiettivo verso il quale le società tutte dovrebbero tendere: non c’è promozione dei diritti animali senza una consapevole riflessione sulla condizione umana; di più, non esisterebbe una questione animale se non ci fosse l’uomo a sentirne l’esigenza. Certo specismo alla rovescia nuoce agli animali più che agli uomini.
Non siamo certi, per servirsi di una litote, nemmeno che esistano i diritti stabiliti per natura, quelli che dovrebbero spettare a ogni individuo per il semplice fatto di esistere. Sic et sempliciter. A pensarci un po’ su, solo qualche decennio fa la faccenda sembrava piuttosto scontata; e le idee, che allora parvero di certo e flaviscente splendore, hanno prodotto ruine dalle quali troppo sbrigativamente abbiamo estratto le nostre polverose teste.
Che sia forse sorto d’improvviso l’uomo universale, mirabolante costruzione occidentale suggerita dalle intelligenze più illuminate?  Non sappiamo se da qualche parte, per esempio in Niger, qualcuno discuta  d’integrità psicofisica degli indigeni, che – si dice- pensano, sentono, hanno percezioni ed emozioni come le nostre, stessa scienza e, se lo vogliamo, anche la medesima religione. Chissà come mai non dovrebbero voler desiderare le stesse cose e soddisfare anche i medesimi bisogni.
Non è davvero per questa ragione che esportiamo democrazia, diritti e valori?
Questa teoria del soldatino di stagno può anche essere affascinante, suggerita per giunta da una vago afflato irenico che ignora totalmente la nostra meravigliosa storia. Saremo pure imperfetti noi, ma quei maledetti cinesi…
C’è da dire che in questo sconfinato paese, molto ancora dev’essere fatto: pensate che non esiste neppure una legge nazionale sulla tutela e il benessere degli animali; solo qualche scapigliato regolamento ispirato dall’urgenza delle circostanze e dal disagio di pochi, preoccupati che i molti se ne accorgano.Ricordate Pechino 2008? Ai ristoranti venne vietato di servire carne di cane e di gatto per tutta la durata dei giochi.
Gli animali sono numeri. Accade qui, nell’Occidentecivilizzato, e non si comprende perché altrove le cose dovrebbero andare diversamente. O davvero qualcuno può credere che fra quei polli appesi a testa in giù in attesa del mortale schiocco e i simpatici coniglietti negli stabulari europei o americani, ci sia poi tutta questa differenza?
Ci sarebbe da aggiungere che la povertà, schermo sociale che a molti piace credere possa essere indifferente alle vicissitudini morali di un popolo, è un problema che angoscia l’esistenza di oltre un miliardo di persone solo nella Cina continentale.
Difficile, ancora, porsi con serietà il problema dell’avorio in molti paesi africani dove questa pratica continua senza sosta; soprattutto se, rivendendolo, gli improvvisati bracconieri ottengono immantinente quel che altrimenti non metterebbero insieme in una vita intera. Queste cose, però, continuano a farci ribrezzo quando le guardiamo dalle nostre gigantesche televisioni al plasma.
Ora, scagliare delle frecce contro dei polii vivi, annodati a una corda e fissati a lastre di ghiaccio, non è propriamente uno spettacolo degno del Festival della Neve di Jilin; né di alcun luogo sul quale dovrebbe mai affacciarsi presenza umana.
Capita, però, che non tutto – nemmeno da quelle parti – accada con indifferenza. Numerosi media, radio, social network e tv hanno divulgato le raccapriccianti immagini e condannato duramente la sporca esibizione, che in breve ha fatto il giro del paese. 
Lisa e Xin di Animals Asia hanno immediatamente guidato un gigantesco movimento di protesta sul portale Sina Weibo, il più grande della Cina, inducendo il governo locale a sospendere la vile esecuzione. Il Dipartimento del Turismo, consapevole della pubblica protesta, ha anche abolito simili forme d’intrattenimento per le prossime edizioni dei giochi invernali.
Non si tratta tuttavia di un evento isolato. Soprattutto quando le modalità di sfruttamento esprimono crudeli attività economiche che non fanno parte dello spirito di questo popolo, molti sono i freni che la società civile mette in atto per bloccarne l’affermazione. Basti pensare al divieto verso gli allevamenti di Foie Gras; al bando nei confronti di tutte le performance che provocano abusi agli animali nei circhi e negli zoo safari; alla corrida e al rodeo; alla caccia sportiva (trophy hunting) e soprattutto alla serrata contestazione contro le fattorie della bile.
La Cina,e sarebbe bene rendersene presto conto, non è poi così lontana da noi, in qualsiasi maniera venga dipinta.

Di Antonella Palla per orsidellaluna.org

giovedì 24 gennaio 2013

La collina dei conigli - una nuova casa per gli animali da sperimentazione

Si trova a Monza il primo centro in Italia che si occupa della cura, della riabilitazione e del successivo collocamento di piccoli animali salvati da situazioni di criticità: a «La collina dei conigli» topolini, criceti, cavie peruviane, ratti e coniglietti provenienti da laboratori di sperimentazione vengono curati ed accuditi, conoscendo così una nuova vita grazie al prezioso operato dei volontari. «La nostra associazione – spiega Marco Zorzetto, presidente della onlus - ha come principale obiettivo il recupero degli animali, la riabilitazione sociale e la successiva riadozione da parte di persone interessate a prendersene cura». La storia dell’associazione inizia nel 2005, anno della fondazione: ad oggi sono 1.400 i piccoli amici pelosi assistiti da «La collina dei conigli». Nel 2011 viene aperto nel parco di Monza il «Centro di recupero per animali da laboratorio», un fondamentale traguardo raggiunto con l’obiettivo di garantire ai quattro zampe un’assistenza completa e specifica. «I recuperi vengono concordati dall’associazione direttamente con i laboratori di sperimentazione attraverso delicate trattative – si legge in una nota informativa de «La collina dei conigli» -, che spesso comportano la presa in carico in tempi brevi di molti animali per volta. Al loro arrivo questi vengono visitati da veterinari esperti, curati se necessario, vaccinati e sterilizzati laddove opportuno, avviati al percorso di riabilitazione adatto al loro stato e alla loro specie, e quindi all’adozione definitiva». L’ideale per questi piccoli quattro zampe è essere adottati da famiglie che possano garantire loro uno spazio adatto alle caratteristiche della specie, cure idonee e tanto affetto: «Questo perché “da laboratorio” non è una etichetta in disaccordo con “da compagnia” - prosegue la nota dell’associazione -: sono animali in grado di vivere una vita piena di soddisfazioni e di affetto in qualsiasi famiglia che li voglia accogliere, come e più di un qualsiasi altro. In particolare promuoviamo l’adozione dei New Zealand, splendidi coniglioni penalizzati non solo dai diffusi pregiudizi sugli animali da laboratorio, ma anche da quello che vuole che il coniglio da compagnia sia solo di taglia “nana”». E’ possibile aiutare gli animali ospiti dell’associazione onlus anche attraverso adozioni a distanza. Sono tanti i modi per sostenere le attività de «La collina dei conigli»: diventando soci, effettuando donazioni, dedicando un po' del proprio tempo ai quattro zampe del centro di recupero o acquistando il «calendario 2013 antivivisezione». I 16 scatti, realizzati dal Rachele Totaro, vedono protagonisti alcuni degli animali ancora in cerca di sistemazione ed altri già adottati: il ricavato della vendita del lunario andrà a favore dei 20 conigli, dei 48 porcellini d’India, dei 24 topolini e dei 68 ratti attualmente ospitati al centro di recupero nel parco di Monza. Il calendario può essere richiesto tramite mail agli indirizzi promozioni@lacollinadeiconigli.net e lacollinadeiconiglionlus@gmail.com. Per ulteriori informazioni, www.lacollinadeiconigli.net.

testo di Rose Ricaldi 






 

mercoledì 23 gennaio 2013

Solidarietà all'attivista Davide Battistini

 
Riportiamo il comunicato stampa dell'Associazione Oltre le Specie rinnovando anche da parte di SIUA la piena solidarietà all'attivista Davide Battistini

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COMUNICATO DI SOSTEGNO
ALL'ATTIVISTA ROMAGNOLO
IN SCIOPERO DELLA FAME 


Oltrelaspecie esprime piena solidarietà e sostegno a Davide Battistini  attivista in sciopero della fame dal 1° gennaio dell'anno in corso.

L'obiettivo dell'iniziativa è ottenere che la Regione Emilia Romagna stabilisca il divieto su tutto il territorio di sua competenza riguardo l'uso della catena, ancora molto diffuso, a danno dei cani. Evidenziando le contraddizioni che emergono dalle disposizioni previste in merito dai Comuni, dalle Regioni e dalle leggi nazionali, Davide ha individuato nell’ente regionale il punto sensibile, per mezzo di una pressione individuale, per ottenere un importante cambiamento.
Da parte sua Oltrelaspecie desidera contribuire a diffondere questa notizia, affinché il cammino intrapreso dal singolo animalista non si spenga nell'indifferenza che viene dal disinteresse sociale e dal conseguente isolamento per una richiesta che, una volta accolta, allevierebbe la sofferenza di centinaia, migliaia di animali.
Ols, in quanto associazione impegnata nella più ampia lotta di liberazione dei non umani (a prescindere dalla loro specie d'appartenenza) sottolinea come la schiavitù animale gravi su miliardi di animali non solo cosiddetti 'd'affezione', ma anche sui soggetti considerati 'da reddito' a fini alimentari, 'da vivisezione' a fini scientifici, 'da pelle e pelliccia' a fini di abbigliamento, 'da caccia' per fini sportivi o 'da detenere ed addestrare' a fini d'intrattenimento per gli umani.
La logica di sfruttamento che sta alla base di tutti gli atti discriminatori poggia sulla convinzione che la nostra specie abbia il diritto di disporre della vita altrui poiché 'diversa', poiché presupposta 'minore'. Tale logica corrisponde anche alle numerose dinamiche di prevaricazione intraumane, ancora una volta perpetrate a danno delle categorie più deboli, così trasformate in 'inferiori'.
Entrando nello specifico della questione randagismo, la società antropocentrica dimostra di aver partorito una legge di apparente e flebile tutela nei confronti di cani e gatti (la tanto osannata 281), con l'apparente intento di proteggere almeno le due specie che hanno condiviso con noi un lunghissimo processo di stretta coevoluzione. Risulta chiaro che vige una evidente mancanza istituzionale generalizzata di volontà nel porre fine alle immani tragedie che ancora colpiscono anche queste due specie animali. Infatti, oltre a costringere alla detenzione migliaia di essi nelle prigioni a cielo aperto chiamate 'canili' e 'gattili', oltre a far ricadere buona parte del carico di lavoro sulle spalle dei volontari che si prendono disperatamente cura di loro, permangono veri e propri vuoti legislativi che comprendono la possibilità di rinchiuderli in recinti, serragli e di obbligarli ad un luogo per mezzo di catene strette al loro corpo.
Alla stregua di schiavi dell'umano che li 'possiede', quali fossero strumenti di difesa e/o occasionale mera compagnia, cani e gatti soffrono tremendamente l'essere così vicini ad una specie che, concependosi come loro padrona, li costringe alla deprivazione sociale e sensoriale.
Immaginate che la percezione del mondo che vi circonda sia circoscritta a pochi centimetri o metri scanditi da una sequenza di anelli di una catena; immaginate che le escoriazioni del vostro collo affondino le ragioni della vostra insofferenza fino ad inondare di dolore e solitudine il vostro cuore affranto e senza speranza; immaginatevi di dover vivere la relazione dello schiavo con il padrone, non riuscendo a discernere il significato di una carezza che viene dall'altro capo di una catena oltre che fisica, mentale....Questo scenario per noi inimmaginabile (in quanto appartenenti alla schiera dei dominatori) possiamo però intuire che alberghi nell'anticamera della pazzia.
All'interesse dei non umani, anche quando esso è fondamento esistenziale, non viene quasi mai accordato peso se non dopo anche il più insignificante interesse umano, poichè fra animali e umani sussiste ancora il diritto di proprietà e gli umani sono culturalmente abituati a percepire gli altri animali come meri oggetti di proprietà. Noi CHIEDIAMO che agli animali, come in passato agli schiavi umani, venga riconosciuto lo status morale di PERSONE, per l'ottenimento della protezione giuridica degli interessi fondamentali. Il fatto che ciò non sia ancora avvenuto è ingiustificabile, se si pensa che il nostro sistema giuridico considera persone giuridiche persino alcune entità non sensibili. La prima rivoluzionaria conseguenza sarebbe la fine della mercificazione e quindi il DIVIETO DI ALLEVAMENTO E VENDITA degli individui riconosciuti come soggetti e non più oggetti di proprietà, dei quali altri possono disporre a piacere. Questa impostazione innovativa dello status morale e giuridico degli animali , rimuoverebbe gli ostacoli alla fruizione dei diritti ancora negati, restituendo alle vittime dell'oppressione la giustizia dovuta.
Per evitare di veder scatenate nei telegiornali le guerre ai cosiddetti cani 'pericolosi', per non sentir più guaire 'da lontano' esseri senzienti vissuti come antifurti in carne e ossa, ci uniamo al grido di libertà lanciato da Davide Battistini, rilanciando la protesta a livello nazionale.
Un nostro attivista -nonchè volontario dell'associazione A.p.a.r. nel canile e gattile di Gallarate- oggi si affianca allo sciopero della fame in corso già da due settimane da parte dell'attivista romagnolo, nella speranza che da tutta Italia si levi più forte l'eco della voce degli animali 'legati FINO ALLA MORTE'.
Mentre il movimento animalista nel suo complesso fatica a far confluire le disparate energie in progetti di progressiva e radicale modifica dello status quo, riteniamo importante che singoli individui si facciano carico di battaglie atte a scuotere le coscienze.



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La notizia è stata riportata anche da numerose testate nazional come Il Corriere della Sera.
Ulteriori informazioni sono reperibili sul Blog  di Davide ed è inoltre possibile firmare la petizione cliccando qui






NEMESI ANIMALE - CONTRO LA VIVISEZIONE - SABATO 26 GENNAIO ORE 15 - VARESE, CORSO MATTEOTTI

Iniziativa di NEMESI ANIMALE

 PER LA LIBERAZIONE DI OGNI ESSERE VIVENTE 

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STRUMENTI DI TORTURA A VARESE

Una protesta in piazza per parlare di vivisezione e far conoscere due aziende che nella provincia costruiscono strumenti per torturare gli animali e infliggere loro sofferenza.

Nella provincia di Varese si nascondono due aziende che hanno ruolo fondamentale nelle torture sugli animali nei laboratori. Negli stabilimenti Tecniplast di Buguggiate e dalla Ugo Basile di Comerio vengono progettati e costruiti strumenti per imprigionare animali, ustionarli, decapitarli, immobilizzarli, provocare dolore sugli arti, rilasciare scariche elettriche.
I loro cataloghi sono un inno alla sofferenza e il dominio degli altri esseri viventi, un vero viaggio nell’inferno della vivisezione.
Con questa iniziativa vogliamo spezzare il muro di silenzio che nasconde i loro sporchi affari e far conoscere i nomi di chi è responsabile ogni giorno della tortura nei laboratori.
Vogliamo far conoscere cosa provano gli animali ogni giorno in quasi 600 laboratori nella sola Italia.
Vogliamo dare voce ai loro lamenti inascoltati, alle loro corde vocali recise, ai loro sguardi chiusi dietro le sbarre.
Metteremo in atto una semplice coreografia per far immedesimare le persone su ciò che accade grazie agli strumenti di Tecniplast e Ugo Basile. Abbiamo bisogno di persone volenterose per aiutarci a rendere visibile l’iniziativa!

KNOWLEDGE IS POWER, ovvero, SAPERE E' POTERE 

L'informazione è il primo mattone verso la costruzione di un mondo migliore!

Leggi e diffondi il report che NEMESI ANIMALE ha stilato circa i laboratori di vivisezione presenti sul territorio milanese. Il report è raggiungibile al link 

/http://www.nemesianimale.net/vivisezione/la-vivisezione-nei-laboratori-di-milano-dossier-informativo/

 Ulteriori informazioni su NEMESI ANIMALE al sito http://www.nemesianimale.net/chi-siamo/




lunedì 19 marzo 2012

Comunicato Equivita contro la vivisezione


                                                                                                                                                                                          COMUNICATO EQUIVITA
15/03/12
Vivisezione: gli ultimi fuochi di un paradigma morente … 
… che esercita ancora il suo dominio monopolizzando l’informazione.


Risposta al direttore dell’Istituto Mario Negri, prof. SILVIO GARATTINI
           
                                                    
Alcuni dati statistici
                                                    
92 per cento Sono i farmaci che risultano innocui sugli animali e vengono poi scartati durante le prove cliniche sul’uomo (dato di “Pubmed”, Inghilterra) 
                                                    
5-25 per cento E’, secondo Ralph Heywood, ex direttore del centro di ricerca inglese Huntington Life Sciences, la coincidenza tra la reazione dell’animale e quella dell’uomo 
                                                    
82 per cento E’ la quota dei medici inglesi preoccupati per i danni    prodotti dalla sperimentazione su animali (Studio di Tns Healthcare) 
                                                    
60 per cento E’ di quanto differiscono le risposte dei test fatti sui topi in laboratorio da quelle fornite dai ratti, loro stretti parenti 
                                                    
4° posto è la posizione delle malattie iatrogene (cioè provocate dai farmaci) nella classifica delle cause di morte dei paesi industrializzati.
 Premessa: Nel luglio del 2007 il NRC (Consiglio Nazionale delle Ricerche USA) presentò un Rapporto di aggiornamento sulla tossicologia, richiesto dall’EPA (agenzia per l’ambiente) intitolato “Tossicologia del XXI secolo: una visione e una strategia”. In esso veniva annunciata una Rivoluzione, all’epoca già iniziata: le valutazioni di tossicità (che coprono il 75% dei test su animali effettuati nel mondo) avrebbero abbandonato il “modello animale”, da tempo contestato in quanto inaffidabile e privo di predittività per la specie umana (vari articoli in merito a ciò erano già stati pubblicati su Nature, BMJ, New Scientist, Scientific American, Spere, Biologi italiani, the Scientist, ecc.) per fare ricorso al grande potenziale di una moderna ricerca, perlopiù in vitro e su cellule umane, ispirata alle straordinarie nuove conquiste della scienza (specie nella genetica e nella biologia).Tale rivoluzione, secondo il Rapporto, costituisce “un avvenimento epocale, di quelli che danno un nuovo corso alla storia della scienza, come è avvenuto con la scoperta della penicillina, quella del DNA, con la nascita del primo computer… “

Il Comitato Scientifico EQUIVITA dette massimo risalto alla notizia. Jeremy Rifkin pubblicò un articolo su l’Espresso (15.11.07) dal titolo “La grande notizia scientifica dell’anno 2007 di cui non avete mai sentito parlare” in cui egli osservava: 
Da anni leghe anti-vivisezione e associazioni animaliste sostengono questa tesi e da anni esse vengono schernite da enti scientifici, associazioni mediche e lobby industriali che le accusano di essere contro il progresso e di tenere più agli animali che alle persone. Ora però è l'establishment scientifico a essere arrivato alle stesse conclusioni. Le prove di tossicità eseguite sugli animali sono da considerarsi scienza di cattiva qualità.
Cosa è successo da allora
:
Negli USA: le indicazione del CNR sono state ampiamente applicate da tutti gli organi di ricerca statale: un piano quinquennale di tossicologia cellulare è stato subito sottoscritto nel corso di un’assemblea della AAAS, Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza, da tutte le maggiori agenzie di controllo statali (FDA, EPA, NIEHS, ecc.), per la valutazione di numerose decine di migliaia di sostanze chimiche che minacciano la salute dei cittadini americani e di cui nessuna valutazione critica era mai stata fatta. Sul progetto, ancora in corso, si legge un interessante aggiornamento in un articolo del Scientific American del 13.10.11. (
http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=robot-allows-high-speed-chemical-testing).Nella UE: nel 2007 viene varato il regolamento REACH, anch’esso per la valutazione di tossicità delle nuove sostanze da introdurre nell’ambiente. Ma il progetto REACH, che inizia con lo studio di 30.000 sostanze già presenti, prevede l’obbligo dei test su animali (con le poche eccezioni dei rari metodi approvati dall’ECVAM) e fallisce dunque in partenza nel suo presunto intento di tutelare la salute e l’ambiente.
Nel 2010 viene votata la nuova direttiva sulla sperimentazione animale, che non solo non muove alcun passo verso i nuovi metodi, ma rende l’uso del modello animale ancora più stringente di prima.

Cosa succede oggi:L’appello che viene dal mondo della scienza (ed è sempre più diffuso) ribadisce che il “modello animale” non ha valore scientifico (ogni specie animale può essere modello soltanto di se stessa) e che di conseguenza la sperimentazione animale rappresenta:
· un pericolo per la salute umana e per l’ambiente,
· un freno allo sviluppo dei nuovi metodi di ricerca biomedica fondati sulle straordinarie acquisizioni scientifiche del nostro tempo,
· un ostacolo alla possibilità di attingere a risposte ben più affidabili, esaurienti, veloci ed economiche, forniteci dalle nuove tecnologie pertinenti per l’uomo.
- uno spreco inaccettabile di risorse: qualsiasi cosa venga verificata studiando una cavia dovrà essere di nuovo verificata studiando l’essere umano.

Risposta al Prof. Silvio Garattini per quanto riguarda lo studio dei primati: 
·      Nelle analisi comportamentali le informazioni ottenute con le ricerche di etologia, fatte nell’ambiente naturale in cui vivono i primati, forniscono risposte assai migliori di quelle che si ottengono nell’ambiente artificiale del laboratorio.·      Le analisi delle cellule (neuroni) attraverso metodiche invasive forniscono risposte assai meno complete di quelle che si ottengono con metodiche del tutto non-invasive di nuova generazione. Queste ultime hanno inoltre il grande vantaggio di poter essere effettuate direttamente sull’uomo (ad esempio con il neuroimaging funzionale, la magnetoencefalografia, la risonanza magnetica funzionale, ecc.)·      La sperimentazione sulle scimmie si è rivelata fallimentare anche per la ricerca
farmacologica. Infatti, dei circa 100 vaccini elaborati per curare la malattia delle scimmie simile all’Aids, non uno solo ha potuto essere applicato all’uomo, nonostante gli effetti riscontrati sulle scimmie. L’indice di successo è stato uguale a zero: un risultato che in nessun altro campo della scienza sarebbe tollerato, specie se si considera che queste ricerche comportano investimenti di  molti milioni di dollari (senza contabilizzare l’investimento in sofferenza).

Va anche ricordata l’eterna lotta ai tumori e la sconfitta nella guerra alle “malattie del secolo”. Ci limitiamo ad alcune citazioni: 
·      "Il tumore che insorge spontaneamente nell'uomo nulla ha a che vedere con il tumore indotto artificialmente nel topo" ("Un male curabile", prof.Umberto Veronesi·      “Ogni specie può essere modello soltanto di se stessa. Investire ancora in un metodo di ricerca fallace, non predittivo per noi, e definito ‘cattiva scienza’ in organi ufficiali (vedi la rivista Nature,10/11/05) significa sprecare risorse incalcolabili”. (prof.Gianni Tamino, presidente del Comitato Scientifico Equivita)·      "Ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano migliaia di milioni di dollari usando come modelli i roditori nella ricerca oncologica" (prof.Robert Weinberg di MIT) ·       "Se considerate i milioni e milioni di topi che siamo riusciti a curare e poi li confrontate con ciò che siamo riusciti, o meglio non siamo riusciti a fare nella cura delle metastasi umane, vi renderete conto che in quei modelli qualcosa è sbagliato" (“Perchè stiamo perdendo la guerra contro il cancro”, Fortune 2004).
 
Infine
:L’86% dei cittadini europei (in un sondaggio del 2006 della Commissione europea) così come lo stesso 86% dei cittadini italiani, (secondo un’indagine Eurispes), che hanno detto essere contrari alla sperimentazione animale, chiedono che venga rispettato l’art.13 del trattato di Lisbona, che sancisce il rispetto degli animali quali esseri senzienti.Con le manifestazioni indette a Greenhill e a Correzzana contro l’importazione e l’allevamento  degli animali da laboratorio, i cittadini italiani intendono esprimere un dissenso che va ben oltre tali attività commerciali.

I cittadini italiani ed europei sono contrari alla sperimentazione animale e useranno ogni metodo pacifico e lecito per accelerare l’abolizione, ormai da tutti attesa e frequentemente annunciata, della fuorviante e crudele pratica di sperimentazione animale, o vivisezione (1).
 
           (1): Per quanto riguarda la parola "vivisezione", in tutti i dizionari italiani vivisezione e sperimentazione animale vengono considerati sinonimi.            Enciclopedia americana: Vivisection: "il termine si applica d ogni tipo di sperimentazione sugli animali, che questi vengano sezionati o no".           Webster dictionary: "ogni forma di sperimentazione animale, specialmente se provoca sofferenze al soggetto".  
 
Per informazioni:

Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. + 39. 06.3220720+ 39. 335.8444949
E-mail: equivita@equivita.it <equivita@equivita.it<equivita@equivita.it <equivita@equivita.itSito internet: www.equivita.it

Green Hill: "operazione altrimenti ci arrabbiamo"


In questi giorni come sapete si discute l'approvazione degli emendamenti
alla Direttiva Europea sulla vivisezione.
Gli emendamenti hanno perso quasi tutte le buone proposte per strada e non
è rimasto quasi nulla di veramente utile da salvare, tranne il divieto di
allevamento (e speriamo vendita) di cani, gatti e primati per la
sperimentazione.
La lobby della vivisezione è riuscita a far togliere anche i punti g) e
h), cioé l'istituzione di un sistema di controlli ma soprattutto di una
utile banca dati telematica per il controllo dell'uso di animali per la
sperimentazione.
Adesso Garattini e i suoi soci stanno chiedendo di togliere anche il punto
c), quello che porterebbe alla chiusura di Green Hill e al divieto di
aprire altri lager del genere per alcune specie animali. Non si tratta di
alcuna rivoluzione nella lotta contro la vivisezione, ma di un pur piccolo
passo in avanti. Vogliono fermarci e riportarci indietro, almeno un passo
in avanti facciamolo!

Per ottenerlo però abbiamo bisogno del vostro sostegno e della vostra
azione!

1) Comincia ad organizzarti per la giornata di protesta a Roma di martedì
27 marzo, organizzata da Coordinamento Fermare Green Hill e Comitato
Montichiari Contro Green Hill. Appuntamento ore 14.00 davanti al Senato.


2) Non dimenticarti di far parlare ancora di Green Hill. Appendi
striscioni nei luoghi più visibili della tua città, scatta una foto e
mandala a info@fermaregreenhill.net. Per favore file leggeri!
Manda la fotografia anche ai quotidiani locali della tua città e chiedi
che si parli di Green Hill e dell'Operazione "Altrimenti ci arrabbiamo"!

Qui puoi vedere per ora le prime fotografie che ci sono arrivate:
http://www.flickr.com/photos/fermaregreenhill/sets/72157629253222328/show/

3) partecipa alla importantissima GARA NAZIONALE DI TELEFONATE PER LA
CHIUSURA DI GREEN HILL
Partecipare è facile, ci sono solo poche regole:

1) I numeri di telefono da chiamare sono quelli del Senato e della XIV
Commissione
2) Non ci sono limiti di tempo nella telefonata, pochi secondi o alcuni
minuti. Valgono anche solo gli squilli.
3) Non ci sono frasi-tipo da dire, ma non sono ammesse parolacce, offese e
minacce. Fatevi portavoce di un problema serio come quello della
vivisezione
4) Gareggiate con e contro chi volete e contate il numero maggiore di
telefonate che riuscirete a fare da oggi fino a venerdì 23. Non verrà
stilata alcuna classifica.
5) I vincitori avranno in premio la gratificazione di aver fatto qualcosa
per far sentire che anche se gli animali non hanno voce ce ne abbiamo
abbastanza noi per loro!

Nel 2005 una simile gara di telefonate all'allevamento Morini fu vinta da
un gruppo di amici che ha fatto 470 telefonate in un solo giorno da
diverse cabine telefoniche.

Centralino del Senato: 06.67061
Uffici della XIV Commissione: 06.67062883

E' ora di dire basta alla vivisezione!

Green Hill: "operazione altrimenti ci arrabbiamo"

Campagna "Salviamo I Cani di Green Hill".


Quello che vi lanciamo oggi è forse l¹appello più importante e
determinante degli ultimi due anni riguardo la questione Green Hill. Siamo
di fronte ad un pericoloso bivio e in un momento in cui dobbiamo dare il
tutto per tutto.
Non sottovalutate l¹importanza di ogni piccolo o grande gesto che potete
fare in questi giorni per chiudere questa fabbrica di sofferenza!

IL VOTO AL SENATO:
Come saprete è in questo momento in discussione il recepimento in Italia
della Direttiva Europea 2010/63/UE sulla sperimentazione animale. Una
Direttiva che ha giustamente ricevuto aspre critiche per la mancanza di un
benché minimo passo in avanti per gli animali.
Il 1 febbraio la Camera dei Deputati ha votato con grande maggioranza
delle norme restrittive, che pur non essendo assolutamente rivoluzionarie
nel cambiamento contengono alcuni punti validi. Tra questi sicuramente il
divieto di allevamento di cani, gatti e primati per vivisezione. Divieto
che abbiamo spinto affinché fosse esteso anche alla vendita.

In questo momento l¹emendamento è discusso nella XIV Commissione del
Senato, che entro una decina di giorni darà i suoi pareri e potrebbe, a
quanto dicono voci di corridoio, cassare tale importante divieto ancora
prima di portarlo al voto in Senato, facendo così restare operativo il
lager Green Hill e rendendo di fatto inesistenti i pur pochi miglioramenti
alla Direttiva Europea. Questa inversione di marcia nasce dalla pressione
di vivisettori e lobby della farmaceutica.

Evidentemente la nostra lotta sta colpendo nel punto giusto e siamo un
problema, tanto che si sono mossi alcuni dei più noti membri della lobby
della vivisezione italiana a difendere il loro indifendibile operato.
Ma sapremo essere all¹altezza e far capire che non è il caso di fare
alcuna inversione di marcia?
Siamo abbastanza determinati e motivati?
La risposta starà nei fatti.

OPERAZIONE ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO
Tutti i membri della XIV Commissione del Senato hanno ricevuto un
messaggio chiaro con le nostre posizioni e una richiesta di non annullare
il divieto. Certi di poter parlare a nome di decine di migliaia di persone
abbiamo messo in chiaro che se tutti si aspettano che in seguito ad una
unanime volontà popolare verrà chiuso il lager di Montichiari, un passo
indietro porterebbe non solo delusione, ma tanta rabbia. Saranno loro
responsabili se poi tutti vorranno esprimerla.
D¹altronde se dopo aver fatto tutti i passi considerati legittimi si
assisterà alla solita presa in giro come non aspettarsi delusione e
rabbia?
Abbiamo protestato, abbiamo raccolto firme, abbiamo fatto informazione e
sensibilizzato migliaia o forse milioni di persone su un tema così
nascosto e segreto. Ma potrebbe non bastare. E non sarebbe certo la prima
volta.

La nostra "Operazione altrimenti ci arrabbiamo" comincia da oggi.
In questi giorni vi manderemo aggiornamenti costanti.

COSA FARE?
I tempi sono strettissimi. Abbiamo solo 10 giorni di tempo per farci
sentire dalla Commissione e poco più per il Senato.
Sappiamo che molti di voi hanno altri impegni, ma vi chiediamo solo di
valutare l¹importanza di questo momento, che potrebbe non ripresentarsi
per molto tempo.
La nostra voce deve inondare quegli uffici!

*Scrivi quante mail puoi ai seguenti indirizzi dei membri della XIV
Commissione. Non ci sono limiti. Consigliamo di farlo tutti i giorni, come
primo piccolo impegno della giornata.

*Scrivi una lettera alla XIV Commissione. Sappiamo che a molti questo può
sembrare più faticoso, ma immaginatevi la portineria completamente
sommersa da migliaia di lettere e prendete carta e penna!
L¹indirizzo è: SENATO DELLA REPUBBLICA, Piazza dei Caprettari n. 79, 00186
Roma

*Telefona! Non sottovalutare l¹impatto di un telefono che squilla in
continuazione! Se ognuno di noi lo facesse una volta al giorno, anche per
pochi secondi, non ci sarebbe letteralmente un momento di silenzio e non
potrebbero usare il telefono per altro che non sia sentire lamentele degli
antivivisezionisti.
Centralino del Senato: 06.67061
Uffici della XIV Commissione: 06.67062883.

Si può fare di più!

*Organizza nei prossimi week-end nella tua città una iniziativa contro
Green Hill e la vivisezione e comunicacela.

*Appendi striscioni dalla tua finestra, da ponti, monumenti, cavalcavia.
Quanto più visibile ed eclatante quanto più avrà impatto. Consigliamo di
scrivere una frase comune come "Green Hill deve chiudere!"
Mandaci una fotografia dello striscione a info@fermaregreenhill.net

*A breve comunicheremo una data di una protesta a Roma in collaborazione
con il Comitato Montichiari Contro Green Hill. Tenetevi pronti!




LETTERA TIPO:

Spett.li Senatori,

in accordo con la sensibilità di milioni di persone in Italia chiedo
espressamente di non apporre modifiche peggiorative per gli animali
nell¹emendamento alla Direttiva Europea 2010/63/UE sulla sperimentazione
animale, in questo momento da Voi discusso nella XIV Commissione del
Senato.
In particolare mi riferisco al divieto di allevamento e vendita di cani,
gatti e primati per sperimentazione sul territorio italiano, che ha
riscosso finora enorme consenso.

Tale divieto è nato anche in seguito alla campagna di protesta e
informazione contro l¹allevamento Green Hill di Montichiari (BS), che
tiene ben 2.500 cani in capannoni, senza luce naturale o aria, prigionieri
in ambiente asettico e destinati ad essere spediti ai laboratori di
vivisezione di tutta Europa. Tutta Italia segue da tempo questa vicenda.

Milioni di persone hanno e avranno gli occhi sul Vostro lavoro, speranzosi
che la Vostra coscienza porti alla chiusura di questo allevamento-lager.

Abbiamo fatto tutto il possibile: protestato, raccolto firme, fatto
informazione, chiesto applicazione di leggi. Abbiamo in questo modo
raccolto l¹approvazione di milioni di persone.
Adesso tocca a voi fare in modo che la richiesta e la rabbia delle persone
non vengano tradite.
In caso contrario la vostra sarà solo l¹ennesima prova della presenza di
un regime basato sul potere economico a cui delle richieste delle persone
non interessa nulla, a cui ci troveremo costretti a reagire stavolta in
ben altri modi per la chiusura di Green Hill.

Saluti,
(nome)